SILVIA BELTRAMI


 AFFRESCHI DI CARTA di Alessandra Frosini

 

"Milioni di frammenti di carta creano pennellate e si ricompongono davanti ai nostri occhi attraverso una fisica che ci è apparentemente sconosciuta. Sono “affreschi” fatti di carta ritagliata dai giornali o di carta da parati applicata su cartone o tele intonacate con intonachino da strappo, pezzi decontestualizzati all'origine che vengono assemblati per parlare una nuova lingua, un esperanto fresco e molto attuale fatto di distorsioni e visualizzazioni insolite, diverse da quelle imperanti.
Il dittico monumentale Panopticon di Silvia Beltrami è stato scelto per rappresentare l'Italia, insieme alle opere di Chris Gilmour e Jacob Hashimoto, al Coda Paper Art 2015, biennale internazionale che unisce i migliori designers e artisti visuali che hanno scelto di utilizzare come elemento base delle proprie realizzazioni la carta.
Panopticon è ispirato alle teorie del sociologo Zygmund Bauman sulla modernità e postmodernità e sulle forme di controllo e sorveglianza che le contraddistinguono. Il parallelo che fa Bauman fra il web e il panopticon (lett.“che fa vedere tutto”), prigione ideale progettata nel 1791 da Jeremy Bentham, dove la sorveglianza si attua continuamente mettendo insieme i frammenti di dati personali dei nostri vari profili che creiamo su internet alla ricerca di visibilità e di una nuova idea di comunità sociale, diventa perfetto paradigma  del lavoro della Beltrami, da sempre incentrato, attraverso la tecnica del collage, ad indagare la nostra umanità frammentata, articolata e complessa, alla perenne ricerca di una negoziazione temporale.
Perché l'unità del legame è rappresentata dallo spazio di separazione che intercorre inevitabilmente fra i vari pezzi e che ritroviamo nella forma del dittico, che vive una propria realtà concettuale come distaccamento-fulcro, in cui tutte le forze vengono attratte e da cui partono, in una rincorsa incessante che è coinvolgimento continuo delle parti e motore della memoria dello spazio. E' un'arte fatta per la conquista, che contiene al suo interno la creazione di uno spazio “altro” e la volontà di scardinare ogni falsa prospettiva, in contrasto con un dinamismo universale a cui tutto, apparentemente, sottostà.
Grazie alla sua tecnica inconfondibile e alla profonda indagine riflessiva che ne sta alla base, le opere della Beltrami hanno trovato un'attenzione internazionale, in Italia (galleria di riferimento Costantini Art Gallery di Milano), in Svizzera, in Spagna e Germania. A Monaco di Baviera i suoi lavori sono stati esposti all'Istituto Italiano di Cultura nel 2010 e sono stati presentati nel 2011 nella personale Limbo alla galleria Mauer Zilioli (Brescia, Monaco), che è anche sua galleria di riferimento in Germania. Il prossimo appuntamento per vedere Silvia Beltrami sarà Il 24 Giugno al Negev Museum a Beer Sheva in Israele.

 

Da "Affreschi di carta di Alessandra Frosini"




 I COLLAGES DI SILVIA BELTRAMI DI Giorgio Bonomi

 

"È difficile, nel panorama odierno dell’arte emergente, trovare chi sappia coniugare l’abilità manuale (quella famosa “tékhnē”, parola con cui i Greci antichi indicavano l’“arte”) con la capacità di innovazione linguistica (frutto di un’attenta ricerca) e con un’individuazione di tematiche (il contenuto dell’opera) attuali e tali da suscitare nell’osservatore pensieri e riflessioni: ecco, tutti questi aspetti si possono trovare nella poetica e, naturalmente, nelle realizzazioni di Silvia Beltrami. L’artista – per altro abilissima disegnatrice e capace di dipingere immagini naturalistiche “perfette”, ma queste vengono eseguite solo saltuariamente per “esercizio della mano” – lavora con il collage di ritagli di carte, le più svariate (di giornali, riviste, carte da parati ed altre ancora): con questi “ritagli”, che appaiono come le tessere di un mosaico, Beltrami articola nei sui lavori, portati avanti con una coerenza rigorosa da alcuni anni, un discorso su tavole di faesite, mentre prima lavorava su “strappi d’affresco”, cioè utilizzando quella classica tecnica raffinatissima per preparare i fondi su cui poi applicava le sue figure.(leggi ancora)

 

Da "I collage di Silvia Beltrami"




 

LIMBO di Ellen Maurer zilioli

 

 

■"Limbo" personale alla galleria Maurer Zilioli , Brescia 29 Gennaio – 26 Marzo 2011
Inaugurazione: Sabato, 29 Gennaio 2011, ore 18.30 Presentazione: Paolo Bolpagni

Silvia Beltrami, nata nel 1974 a Roma e da tempo residente sul Lago di Garda, è una giovane e promettente artista, diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, che coltiva la passione per un genere insolito. Si dedica a una fresca e attualissima interpretazione del collage usando carta da parati o giornali su cartone (usato) o tele intonacate per creare le sue composizioni dinamiche e vitali.
Con straordinaria abilità e immaginazione Beltrami trasferisce le sue idee alla bozza (sempre in formato piccolo) e dalla bozza alla dimensione finale. Con mano leggera compone delle strutture spaziali complesse e raggruppamenti di figure surreali. Fin dai tempi degli studi l'autrice pratica la tecnica dell'affresco che le serve come punto di partenza per le sue opere. Le composizioni dimostrano una solida padronanza della tecnica, come pure leggerezza, delicatezza e sicurezza nella fantasia del tutto personale.
L'attenzione di Silvia Beltrami si rivolge ai fenomeni attuali e ai problemi della vita quotidiana che coinvolgono la sua generazione. La sua osservazione si focalizza su alcuni aspetti che la affascinano, ad esempio la perdita dell'identità per effetto di moda e consumismo, le diverse dipendenze della gioventù, e non solo di quella, in un'epoca che cerca il semplice divertimento superficiale, il mondo del lavoro nella sua sempre più forte lotta per il veloce successo esclusivamente economico, in breve la sua attenzione si dedica alla trasformazione dell'umanità priva di affidabili valori etici.
Nel centro della nostra mostra: un nuovo gruppo di opere dell'artista, mai esposto, ispirato dal ritmo vitale del Limbo e del Rave che possiamo interpretare come una metafora della crescente accelerazione della nostra vita. La dinamica di questi lavori si riferisce alla danza rituale dei popoli indo-africani (in occasione dei funerali) e nello stesso tempo ricorda l'antica visione di una meta-sfera tra paradiso e inferno senza colpe e peccati.
Proprio così Beltrami vede l'agire smisurato di tanti coetanei sotto influsso di manipolazioni sociali, di stupefacenti o di cultura televisiva.
n confronto ai collage precedenti le cui strutture dimostrano una rigorosa organizzazione dello spazio, Beltrami, nelle nuove opere, lascia esplodere i modi tradizionali della percezione e le regole accademiche della composizione. I suoi protagonisti, composti da migliaia di micro-frammenti, galleggiano con movimento disordinato e selvaggio in una galassia di frantumi e schegge di una realtà ormai spezzata che crea per le scene un luogo al di là di ogni definizione usuale. Le storie di Beltrami ci offrono la possibilità di associarci all'euforia dei danzatori, attratti e respinti nello stesso tempo dai loro sforzi violentemente esposti, da questa lotta tra materia e dinamica, tra figura e spazio, carica di un'energia ambivalente e pericolosa in una specie di eruzione spuntata dal nulla.
Non è il primario interesse di Beltrami criticare queste tendenze della gioventù, ma soprattutto osservare con una certa simpatia quello che succede e far parte della propria generazione, talvolta anche con scettica distanza. Condividendo la passione e la voglia di vivere, Beltrami si distacca con lo sguardo artistico dalle scene e registra come se fosse un sismografo le loro tensioni e il loro esaurirsi come in un evento climatico.
razie alla sua inconfondibile tecnica e procedura le opere di Beltrami hanno trovato attenzione internazionale, in Italia, in Svizzera, in Spagna, Israele e Germania. A Monaco di Baviera i suoi lavori erano esposti all'Istituto Italiano di Cultura nel 2010. Nel 2011 Beltrami parteciperà alla International Paper Art Exhibition "In between" al Wilfried Israel Museum of Asian Arts and Studies.

 

www.arte.go.it




 

UOMINI DI PIOMBO di paolo Bolpagni

 

 

"Uomini di piombo" personale alla galleria Cavalli, Filetto di Massa carrara, 6 Dicembre-10 Gennaio 2009

Nelle opere esposte l ́autrice si impegna in una meditazione lucida e disillusa sui personaggi alienati e saturnini di quello spietato gioco delle parti che, per l ́artista, è un mercato del lavoro nel quale viga la regola hobbesiana dell ́homo homini lupus: figure senza volto affaccendate in una quotidiana corsa a ostacoli, nella lotta perenne e disperata per la sopravvivenza e il guadagno. Dunque, una riflessione di matrice sociale, se non sociologica, sostanziata da una scaltrita padronanza delle tecniche e dei procedimenti manipolatori più raffinati: basti pensare all ́originalissima testura delle superfici, ottenuta attraverso un collage di carta da parati su tela preparata. La chiave di lettura di queste opere è offerta dal filo conduttore della "saturnità", stato d ́animo di tristezza profonda e meditativa, uggiosa. Secondo l ́antica tradizione popolare, infatti, il "pianeta degli anelli" eserciterebbe influssi negativi sull ́umore degli uomini, rendendoli melanconici. E gli alchimisti medievali erano soliti definire il piombo proprio con il nome di "saturno".

 

www.serviziculturali.it

 

 

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